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Portrait of Ruben Perugino
Laureate

Ruben Perugino

Ruben Perugino

Ruben Perugino nasce a Catanzaro il 10 aprile 2009. Il suo cammino non segue binari prestabiliti. Mentre molti crescono con docenti stabili e strade spianate, lui le strade se le apre da solo, spinto da una fame che non aspetta il permesso di nessuno. Alla base di tutto c’è una scelta: complicarsi la vita, sempre. Scegliere la via più difficile pur di creare qualcosa di originale, di bello, di suo. Dietro ogni conquista c’è il sostegno incondizionato della sua famiglia e dei suoi amici. La musica entra nella sua vita a due anni. Da bambino inizia a suonare su tutto: pentole, scatole, cuscini, osservando con particolare interesse, i musicisti all’opera. Papà suona le percussioni a livello amatoriale e Ruben è subito affascinato. A cinque anni inizia lezioni private con suo padre e andando contemporaneamente ad un’insegnante privato. A sette immagina già progetti suoi: fonda un piccolo gruppo di musica, primo segno di un’istintiva autonomia creativa. A otto anni entra nel primo complesso bandistico e inizia ad essere chiamato da più gruppi e complessi, muovendo i primi passi da percussionista in organico. A dieci anni ha origine il suo ruolo solistico: esegue parti soliste in banda, entra al conservatorio preaccademico "Fausto Torrefranca" di Vibo Valentia, si esibisce dal vivo con un brano rock su base dal vivo e inizia a conoscere ancor di più il mondo degli strumenti a percussione, iniziando a muoversi su multipercussioni e glockenspiel. Comincia a suonare anche i primi passi orchestrali per timpani (simulandoli su scatole o cuscini, con tanto di ciabatte che fungono da pedali), grazie ai video della London Philarmonic Orchestra, dotati di spartito. A undici anni e mezzo arriva il buio, un anno intero lontano dalla musica. Ma è proprio da quella frattura che nasce tutto. Al ritorno, la determinazione diventa acciaio. Per costruirsi una tecnica che nessuno poteva insegnargli, passa ore a suonare su superfici prive di rimbalzo e su monete da 5 centesimi, forgiando controllo e precisione millimetro per millimetro. È dopo gli undici anni che la sua ricerca dell’originalità diventa ossessione: inizia a sperimentare con le multipercussioni, compone i suoi primi setup e cerca di elaborare parti su composizioni di musiche da film. Si complica la vita apposta. Perché il risultato deve essere suo. Se Ruben si impegna su una cosa, la piega alla sua volontà. Da quel momento vive su un doppio binario. Da una parte esegue gli studi che gli assegnano i docenti, il percorso canonico che ogni allievo deve affrontare, dall’altra costruisce in parallelo un mondo intero: il suo universo solistico e orchestrale, fatto di trascrizioni, arrangiamenti, repertori impossibili e progetti che nessun docente gli aveva chiesto. Due piani di studio, due velocità…uno imposto, l’altro scelto, ed è su quello scelto che corre più veloce. Non si è mai basato sul voto scolastico o del conservatorio. Il voto non gli interessa. Quando suona vuole una cosa sola: far godere chi ascolta. Il divertimento, l’emozione, la musica che arriva, quello è il suo vero metro. Al primo anno di liceo la marimba è ancora un territorio sconosciuto. Scrive 2 brani per percussion ensemble, incontra il M° Diego Forte e insieme ad un suo amico, fonda un duo di percussioni. Insieme vincono diversi concorsi eseguendo “Specchio” di Luigi Marinaro e iniziano a mettere in atto l’idea di una percussion ensemble con la classe di percussioni del liceo, con la quale, inizieranno a provare uno dei suoi brani composti: “Only percussion song”. Il M° Forte è la prima figura che gli spalanca davvero gli occhi sul mondo musicale con una visione che va oltre la tecnica. Una guida che resta, nonostante la distanza. È qui che iniziano i primi premi e primi premi assoluti in concorsi regionali e nazionali. Durante l’anno, il ragazzo, inizia a sviluppare pian piano, sempre maggiore dimestichezza sulle tastiere a percussione, sui timpani orchestrali e su altri strumenti, toccati di rado prima d’ora. Entra inoltre nel gruppo jazz della scuola come batterista e continua ad essere chiamato maggiormente da complessi, gruppi ed ensemble. Durante l’anno, capisce di poter entrare in conservatorio con 3 anni di anticipo, così, contemporaneamente, amplifica la sua preparazione, oltre che sul mondo delle percussioni, anche sulla teoria, sul solfeggio e sulla storia della musica, in autonomia…ponendosi come scadenza, l’esame d’ammissione ai corsi triennali. In secondo liceo arriva un docente con cui non va particolarmente d’accordo. Figura che non capisce la sua fame, che pretende l’esecuzione e non la visione, con il quale si scontra, anche per la decisione nell’accedere ai corsi accademici di conservatorio. Ma Ruben non si ferma. È proprio in questo anno che i progetti personali esplodono. Avvia una ricerca sulla storiografia degli strumenti a percussione, scavando nelle origini e nell’evoluzione dei suoi strumenti. Tiene i primi concerti solistici in contesti scolastici, per l’orientamento e le giornate aperte e vince l’audizione per l’orchestra “Filiera della Calabria”. Ogni occasione diventa un palco. Scrive dieci arrangiamenti di brani di musica leggera per un gruppo con cui poi li esegue dal vivo, portando le percussioni nel linguaggio della band. Poche settimane dopo, conosce “Dialogo” del M° Roberto Bocca, concerto per percussioni e orchestra. Cerca in tutti i modi una versione per pianoforte e percussioni, arrivando anche a stabilire contatti via mail, whattsapp e telefonici con il compositore stesso, il quale gli negò l’esistenza della versione…Ruben a questo punto, decise di arrangiarne una per pianoforte e ricostruire quella delle percussioni…da qui…nasce un discorso serrato, un cantiere di mesi. Innumerevoli prove, arrangiamenti, riscritture. Prima lo scrive e riscrive per pianoforte, migliorandolo sempre di più, poi lo riduce per orchestra da camera, successivamente lo espande per orchestra normale inserendo strumenti nuovi, fino a una versione ampliata e personale…tutto ciò alla base del fatto che, non avendo a disposizione un’orchestra, tentò di formarla, chiamando diversi musicisti, in collaborazione con alcuni suoi amici e colleghi. Cosa da non tralasciare: Ruben oltre a ricomporre anche la parte per percussioni, conoscendo il brano: “Generally Spoken Is Nothing but Rhythm” di Nebojša Jovan Živković, decide di scrivere una seconda versione, complicandola notevolmente e modificandola nello stile di Živković. Riguardo invece la versione originale, il compositore gli diede, in via del tutto eccezionale (affermando che gli unici a possederla fossero Ruben e il noto percussionista Simone Rubino) la parte del finale del concerto. Visionandola, dove non era possibile decidere con esattezza lo strumento da far corrispondere alla nota, il compositore gli diede la libertà di scegliere gli strumenti adatti. Per la versione pianoforte e percussioni, è concordata con il M° Bocca una prima esecuzione mondiale ancora da realizzare. Alla conclusione dell’anno scolastico, iniziò a studiare “Rebonds b” di Iannis Xenakis e il famigerato Dialogo di Bocca, mantenendo alto tutto il programma da dover eseguire all’esame di ammissione al primo anno accademico del conservatorio. Nella stessa estate, inoltre, fece accesso ad un’altra orchestra: “Pythagoras” di Crotone e si fece costruire, dal marchio “Apinstrument” due quadriglie di bacchette per marimba e vibrafono, progettate apposta per lui, nate dalla sua esigenza tecnica e sonora, ulteriore segno di un percorso che non accetta compromessi. Durante il terzo anno di liceo, entra, con il massimo dei voti, al conservatorio “Saverio Arlia” di Nocera Terinese, andando contro il docente dell’anno scorso che tentò in ogni modo di impedirgli l’accesso alla triennale. Tentativi resi vani dalla determinazione del ragazzo e dall’aiuto della famiglia. Nel frattempo, continua a vincere nuovi primi e primi assoluti in concorsi nazionali e internazionali…poi una giorno…succede l’inimmaginabile…la mattina di un concerto con l’orchestra della sua scuola, si sloga un dito giocando a pallamano. La sera dovrebbe suonare. Rinunciare non è un’opzione. Sale sul palco e fa l’intero concerto con una sola mano. Esegue anche la parte di rullante dell’inizio di Radetzky, che è un solo, tutta con una mano. Suona pure la marimba con una mano sola, perché il limite è solo nella testa. In questo periodo, Ruben, si cimenta nella realizzazione di un altro progetto, comincia così ad arrangiare il “tape” del brano “Attraction short version” (Emmanuel Séjourné) per 3 percussionisti che accompagnano il solista. Stimolato dalla visione del brano “Marimba Spiritual” inserisce nell’arrangiamento, parti “urlate” dagli ascoltatori…facendo quindi un arrangiamento, non con lo scopo di farlo somigliare il più possibile al tape, ma con lo scopo di creare qualcosa di innovativo e intrigante. Nello stesso anno inizia a suonare con la Filarmonica della Calabria. Nel frattempo i premi si accumulano: decine e decine di primi assoluti in concorsi nazionali e internazionali. Stabilisce perfino contatti con il maestro Claudio Santangelo, gli organiozzatori del Musica Italia Grand Prize, un maestro del conservatorio Shubert di Vienna e un membro del sito Musical Chairs. L’attività è vorticosa, Filarmonica della Calabria, Orchestra Pythagoras di Crotone, Orchestra “Castrauma” del Liceo Musicale, ensemble vari. Suona anche con gruppi jazz, pop e rock, portando le percussioni fuori dal contesto accademico e dentro il linguaggio delle band. Nell’estate tra il terzo e il quarto anno di liceo inizia l’impossibile. “Frozen in Time” di Avner Dorman. Ventisette minuti, tre continenti musicali, organico sinfonico completo. Decide di cimentarsi nello studio di questo concerto, mantenendo comunque alto tutto il programma precedentemente studiato. Nella stessa estate, registra in studio tre brani: “Asventuras” di Alexej Gerassimez, “Tornado” di Mitch Markovich e “Rebonds b” di Iannis Xenakis. Registrazioni pubblicate su YouTube. Intraprende anche contatti con nuovi musicisti celebri: Saverio Tasca, Antonio Santangelo, Kai Strobel, Fabian Ziegler (il quale gli propone di andare a studiare con lui), Stefano Ottomano e Martin Grubinger. Il quarto anno di liceo è l’anno più faticoso, devastato dagli impegni. Passa l’audizione ed entra a far parte dell’orchestra nazionale dei licei musicali, diretta dai maestri: Simone Genuini, Maurizio Petrolo e Pietro Borgonovo. Avendo ora, Frozen in Time tra le mani, non ha né orchestra né pianista, così ancora una volta sceglie di complicarsi la vita. Parte da una pagina bianca su MuseScore e trascrive l’intera partitura orchestrale: archi, ottoni, legni, percussioni. Nota per nota, mese dopo mese. Un lavoro che, sommato allo studio delle materie del liceo, allo studio delle materie del conservatorio, allo studio delle percussioni del proprio percorso, alle studio delle percussioni del percorso con il docente, allo svolgimento e organizzazione dei concerti, alla ricerca e alla partecipazione dei concorsi e al lavoro con i vari servizi tra gruppi, ensemble e bande…la complessità della situazione raggiunge un livello particolarmente alto…davanti a tale situazione, cosa decide di fare Ruben? Decide di alzare ancora l’asticella, perché è così che fa: se la strada è semplice, la complica per renderla sua, mentre porta avanti tutto quanto, intraprende con tutta la sua classe un progetto folle: creare una nuova forma musicale. Nasce così la “Concertopera”, la fusione tra un concerto e un’opera, ideata per ensemble con solisti. Lui alle percussioni e Letizia, una compagna di classe, come altra voce solista, al flauto traverso. Una storia costruita insieme: parte della classe si occupa della parte letteraria, l’altra della parte musicale. Si candidano anche a un concorso. Ruben passa le notti a ridimensionare e scrivere buona parte della concertopera che diventa spettacolare. I primi e primi assoluti nei concorsi continuano ad accumularsi. I contatti esplodono: prende contatti diretti via social anche con Leonard Waltersdorfer e Paolo Bertolucci. Ha contatti anche (stabiliti nell’estate 2025) con un maestro del Conservatorio Schubert di Vienna e un membro del sito web MusicalChairs. I concerti solistici sono ormai continui: festival, rassegne, eventi istituzionali, giornate di orientamento. Ogni progetto ne genera altri due. Le idee crescono più veloci del tempo per realizzarle. Il 21 marzo 2026, a sedici anni e in quarto liceo, Montegiordano diventa leggenda. Ionio International Music Festival. Sul palco non c’è direttore, non ci sono leggii, non c’è rete. Solo Ruben, il suo setup, e “Frozen in Time” integrale. Ventisette minuti in cui una partitura virtuale diventa carne e sangue. Nella stessa sera affronta “Asventuras” di Alexej Gerassimez, “Rebonds b” di Iannis Xenakis, “Attraction short version” di Emmanuel Séjourné e “Tornado” di Mitch Markovich. Standing ovation. La soddisfazione è immediata. Pochi giorni dopo, caricato su YouTube il primo movimento “Indoafrica”, arriva il messaggio privato di Avner Dorman (compositore di Frozen in Time) in persona. Riconosce pubblicamente il valore dell’operazione e sottolinea l’eccezionalità del risultato “per avere 16 anni”. Alla base di ciò, i premi si continuano ad accumulare, vince per la seconda volta l’audizione per l’orchestra Filiera della Calabria e vince il “Georges Bizet International Music Competition” in Inghilterra. Oggi il repertorio di Ruben Perugino è quello di un solista affermato. “Frozen in Time” di Dorman integrale. “Dialogo” di Bocca in tre versioni. “Asventuras”, “Rebonds b”, “Attraction short version”, “Tornado”. E ancora: il “Preludio” e la “Courante” dalla Suite n. 1 di Bach, “Ventidue” di Leonard Waltersdorfer, il secondo movimento di “Luminosity” di Tomasz Golinsky. Pagine che spaziano dal barocco alla contemporanea più spinta. Questa non è la storia di un prodigio calato dall’alto. È la storia di chi si complica la vita apposta, perché solo così il risultato è davvero suo. È la storia di chi non suona per il voto, ma per far suscitare qualcosa di profondo a chi ascolta. È la storia di chi a due anni suona sulle pentole e sui cuscini, guardando papà percussionista. Di chi a cinque studia col padre, a sette fonda il suo primo gruppo, a dieci svolge le prime parti da solista dal vivo, a undici cade e si rialza più forte sperimentando multipercussioni e colonne sonore. È la storia di chi al primo liceo vince i primi concorsi e studia con le lacrime. Di chi in secondo liceo raddoppia i premi, vince un audizione in orchestra, avvia ricerche storiografiche, scrive dieci arrangiamenti per un gruppo e intraprende il progetto con Bocca. Di chi in terzo liceo si sloga un dito la mattina e la sera fa un concerto intero con una mano sola, vince concorsi internazionali, ed entra al conservatorio da anticipatario contro il docente. È la storia di chi tra il secondo e il terzo liceo ricompone “Dialogo” nello stile di Živković e si fa costruire bacchette uniche al mondo. È la storia di chi nell’estate del terzo liceo inizia a suonare Dorman e registra in studio tre brani. È la storia di chi in quarto liceo, mentre continua a vincere, moltiplica contatti internazionali con Strobel, Grubinger, Ziegler, Waltersdorfer, Apinstrument e MusicalChairs, fa concerti solistici e inventa con la sua classe una nuova forma musicale: la “concertopera”. È la storia di chi ha vissuto su un doppio piano di studi: da una parte il compito assegnato, dall’altra l’impossibile che si è assegnato da solo. Con il plauso di Avner Dorman, la guida del M° Diego Forte, il sostegno incondizionato della sua famiglia e dei suoi amici, la prima esecuzione mondiale di “Dialogo” in preparazione e un repertorio che va da Bach a Xenakis, “Frozen in Time” per Ruben Perugino non è più un punto di arrivo. È la dichiarazione di guerra ai limiti. È l’inizio di una carriera che punta dritta ai grandi palcoscenici internazionali.

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PERCUSSION
Fenix Award International Music Competition — 3/2026
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A timeline of recognition

Fenix Award International Music Competition — 3/2026
PERCUSSION · F
1) Frozen in Time I movimento (Avner Dorman) 2) Frozen in Time III movimento (Avner Dorman) 3) Rebonds b (Avner Dorman)
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